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Il viaggio di Elia Capitolo II · Le dimensioni dell'Io

Carpe Diem

Carpe Diem

«Il passato è fatto solo di memoria e il futuro di incertezze: l'unico momento importante è il presente.»

Francesca Galasso
Anno
2026
Tecnica
Composizione polimaterica
Materiali
legno, plexiglas, orologio di recupero, antica stadera in metallo, cartone pressato industriale
Dimensioni
65 × 53 × 19 cm (base 50 cm)
  • Esposta alla Biennale Internazionale d'Arte Contemporanea di Potenza (BIAC)

Simbolismo della materia

Struttura Circolare (Cartone Pressato)
La "bolla" mentale in cui l'animo umano rischia di rimanere imprigionato, soffocato dal peso dei rimpianti e delle ansie per il domani.
Stadera Antica & Orologio di Recupero
Il paradosso plastico di pesare l'inafferrabile: la misura del tempo sospesa al centro del pensiero, in cerca di un equilibrio interiore.
Supporto Trasparente in Plexiglas
La leggerezza del presente che sfida la gravità della mente, offrendo una via d'uscita dalla pesantezza del passato.
Base in Legno
Il radicamento solido della materia che sostiene l'epifania del "qui ed ora".

Dal racconto di Elia

«Prima di conoscere Elia le sembrava di vivere in una bolla, passando il tempo a pensare a ciò che sarebbe accaduto o a rimuginare su frasi dette magari anche anni prima... Con il suo arrivo, Elia le aveva fatto comprendere come rompere quella bolla definitivamente, dicendole che il passato è fatto solo di memoria e il futuro di incertezze e l'unico momento importante è il presente, e da allora lei viveva più leggera.»

Francesca Galasso

Lettura critica

In “Carpe Diem”, la materia plasmata da LARteVO si fa generatrice di storie, diventando la scintilla visiva che ha ispirato il delicato racconto di Francesca. Una grande struttura circolare in cartone pressato industriale evoca la “bolla” soffocante dei pensieri umani, uno spazio chiuso in cui la mente rischia di rimanere prigioniera.

Al centro del cerchio, sospesa su un supporto trasparente che sfida la gravità, una bilancia antica (stadera) pesa l’elemento più sfuggente: il tempo, materializzato nel meccanismo di un vecchio orologio. L’opera diventa così un paradosso plastico in perfetto equilibrio. La citazione oraziana incisa sulla curva interna non è solo un decoro, ma la chiave di volta concettuale dell’installazione: un monito transgenerazionale a liberarsi dal peso dei rimpianti e delle incertezze, per riscoprire la leggerezza dell’unico istante che ci è concesso abitare: il qui ed ora.

Visione narrativa

di Francesca Galasso

Da Elia Alma aveva imparato molte cose, ma quella che le stava più a cuore era quella del “cogliere l’attimo”. Prima di conoscere Elia le sembrava di vivere in una bolla, passando il tempo a pensare a ciò che sarebbe accaduto o a rimuginare su frasi dette magari anche anni prima. Erano pochi i momenti in cui riusciva a rompere quella bolla, molto spesso mentre ballava sola nella sua stanza e pensava solo alla sensazione che provava in quel momento. Ma poi, come si interrompeva la musica, tornava quella bolla a stringerla, a soffocarla e a schiacciarla sotto il suo peso.

Col tempo si era abituata a vivere con quella sensazione addosso, ma non ricordava quasi mai le sensazioni che aveva avuto facendo qualcosa uno o più giorni prima, e si diceva: “Devo uscire da questa bolla, non mi fa vivere il momento né poi di conseguenza ricordarlo bene, e mi grava addosso come un macigno pesantissimo”. Ma non ci era mai riuscita, a parte pochi fugaci attimi.

Con il suo arrivo, Elia le aveva fatto comprendere come rompere quella bolla definitivamente, dicendole che il passato è fatto solo di memoria e il futuro di incertezze e l’unico momento importante è il presente, e da allora lei viveva più leggera, e ripeteva questa storia alla figlioletta, anche quando lei probabilmente non la capiva. Ma continuava a farlo, perché sapeva che un giorno sarebbe stata utile anche a lei, come a tutti gli esseri umani.

Voci critiche

«Un assemblaggio di oggetti in disuso — tra cui una vecchia bilancia e un cerchio di cartone pressato — che, nel grembo della fantasia e della mente dell'artista, prendono vita fondendosi tra di loro.»

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