Il viaggio di Elia Capitolo I · Le gabbie dell'apparenza
L'Inevitabile
Reboot 6.0
«L'uomo non deve salvare la Terra; l'uomo deve salvare se stesso.»
- Anno
- 2026
- Tecnica
- Composizione polimaterica, Light-art e Installazione viva
- Materiali
- dispositivi meccanici esausti (frizione automobilistica), vecchio mappamondo, tufo, piante succulenti vive, LED, plexiglass, policarbonato, sughero
- Dimensioni
- 30 × 50 × 50 cm
- Suono
- Colonna sonora integrata (The Expanse di Clinton Shorter - fruibile via QR Code / Audio Player)
- Testo critico
- Maestro Raimondo Pompeo Antonio Andreolo (ARPA), Presidente Lucana Art Commission
Simbolismo della materia
- Dispositivi Meccanici Esausti & LED Rosso
- La civiltà iper-tecnologica ma fragile, che pulsa nella luce d'allarme del proprio imminente tramonto.
- Piante Succulente Vive & Muschio
- La natura come organismo vivo e autonomo che attiva il suo sesto "reboot", colonizzando inarrestabilmente le rovine metalliche.
- Plexiglass Blu Specchiante (Vene d'Acqua)
- Uno specchio concettuale in cui l'osservatore si riflette, scoprendosi parte del flusso e futuro "ricordo fossile nel metallo".
- Tufo, Sughero e Mappamondo
- Il tempo geologico e la memoria planetaria su cui poggiano le macerie industriali.
Nota critica
Nel panorama della ricerca plastica contemporanea, l’ultima opera di Berardino Galasso si impone non soltanto come un superbo saggio di scultura polimaterica, ma come un vero e proprio manifesto filosofico-visivo. Con una rara sensibilità estetica e una lucidità intellettuale disarmante, l’artista prende le mosse da un testo autografo che è già, in sé, un’opera di densa poesia concettuale, per scardinare l’illusione più radicata della nostra epoca: l’antropocentrismo paternalistico.
Galasso ci costringe a guardare oltre la retorica comune: “L’uomo non deve salvare la Terra; l’uomo deve salvare se stesso”. In questa frase risiede il fulcro dell’intera composizione. L’artista non si limita a modellare la materia, ma ne orchestra i contrasti per dare corpo al tempo geologico e biologico. La sapienza millenaria del fare scultura si sposa qui con l’archeologia industriale del nostro presente: la domus futurista, eretta sul nucleo meccanico di una frizione automobilistica riciclata, diviene il simulacro di una civiltà iper-tecnologica ma fragile, che pulsa nel rosso intermittente del proprio imminente tramonto.
Tuttavia, il messaggio di Galasso evita il nichilismo fine a se stesso e si apre a una maestosa, seppur cruda, epifania naturale. La maestria dell’artista risiede nella capacità di rendere l’opera un organismo “vivo” e autonomo: mentre l’allarme umano suona, la natura ha già attivato il suo sesto reboot. Muschio e piante succulente colonizzano le rovine metalliche con una forza silenziosa e inarrestabile, immersi in una luce ambrata, primordiale, che respira autonomamente. Le vene d’acqua in plexiglass blu specchiante introducono un cortocircuito relazionale geniale: la superficie riflettente cattura lo sguardo dell’osservatore, costringendolo a specchiarsi nell’opera, a scoprirsi parte del flusso e, potenzialmente, a riconoscersi come futuro “ricordo fossile nel metallo”.
L’opera è magistrale anche nella sua dimensione etica: Galasso chiama programmaticamente l’osservatore a prendersi cura del microsistema vegetale. L’atto estetico si trasforma così in un dovere morale; per far vivere l’arte che racconta la nostra possibile estinzione, siamo costretti a compiere un gesto di conservazione e responsabilità.
A coronamento di questa visione totale, la scelta sinestetica della colonna sonora (il tema di The Expanse di Clinton Shorter) non è un mero ornamento, ma un’estensione vibrazionale della scultura stessa. Le note dilatate e ancestrali amplificano la vastità dello spazio e l’indifferenza del cosmo rispetto alle parabole umane, sigillando un lavoro di straordinaria potenza evocativa.
Con Reboot 6.0, Berardino Galasso dimostra una maturità espressiva eccezionale, offrendoci un memento mori contemporaneo che unisce la precisione dell’artigianato d’avanguardia alla grandezza della riflessione filosofica. Un’opera necessaria, che interroga il nostro domani.