Edizione fine-art da collezione
Il viaggio di Elia
Catalogo antologico narrativo · di Berardino & Francesca Galasso
Un volume unico di 136 pagine in stampa ad alta definizione cromatica che racchiude le sculture polimateriche di Berardino Galasso (LARteVO), i racconti e la narrazione di Francesca Galasso, i saggi critici e la postfazione filosofica del Dott. Daniele Galasso. Un'opera-oggetto da collezione ideata per far risaltare ogni dettaglio della materia, della parola e dello spirito.
Ogni vero viaggio comincia da fuori per ritrovarsi dentro
Non sfogliare semplicemente un libro. Mettiti in cammino.
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Stampa d'arte ad alta definizione
Resa cromatica e fotografica ad altissima fedeltà per restituire ogni sfumatura, riflesso di luce e dettaglio materico delle sculture.
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Carta fotografica di pregio
Supporto cartaceo ad alta grammatura, studiato per garantire durata nel tempo e una resa visiva eccellente.
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Volume antologico completo
136 pagine a colori che integrano sculture, schede tecniche, fotografie d'autore, racconti e saggi critici integrali.
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Postfazione
La ricerca del Sé tra sguardi filosofici e materia
A cura del Dott. Daniele Galasso
«Il presente catalogo può essere letto proprio come un tentativo di risposta ai tre interrogativi di Gauguin: Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Un percorso di crescita artistica e personale che Galasso offre per aprire una finestra di dialogo con il fruitore.»
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Durante un soggiorno a Tahiti, nel pieno del suo periodo polinesiano, Paul Gauguin realizzò l’opera che egli stesso, in una lettera indirizzata all’amico Daniel de Monfreid, definì essere il suo “testamento spirituale”. Si trattava del celebre fregio intitolato Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Un’opera dal forte carattere evocativo attraverso la quale l’artista francese scosse l’opinione pubblica spronandola ad una riflessione esistenziale sulla vita umana. Il quadro in questione non è il frutto di una semplice ispirazione creativa, ma è la restituzione su tela di un lungo processo di introspezione che l’artista compì in uno dei momenti più dolorosi della sua vita.
Thomas Mann era solito dire che scendere negli abissi della propria coscienza, gettando lo scandaglio nelle zone più recondite e profonde della propria anima, incute tanta paura, oltre a costare molta fatica, perché si entra a contatto con il primigenio informe, con l’originario, con l’irrazionale notturno e demoniaco.
Gauguin lo aveva imparato sulla propria pelle, ma allo stesso tempo era consapevole che l’unico modo attraverso cui l’uomo può uscire da quello che Immanuel Kant chiamava il “sonno dogmatico” è analizzare il proprio “Io” con coraggio, pazienza e curiosità.
Nel solco della proposta artistica e meta-artistica gauguiniana, Berardino Galasso ha cercato di trasferire, attraverso le sue opere, il senso vitale di questa ricerca del sé, che parte da un’analisi preliminare del macrocosmo sociale per arrivare ad un’indagine rivolta al microcosmo individuale, proiettandosi infine oltre il limite, oltre la soglia, dove è possibile cercare quel “punto d’appoggio nell’infinito” che Karl Jaspers definiva non come un qualcosa di concreto da raggiungere, bensì come una direzione da seguire e riprendendo il capolavoro di Gauguin, il qui presente catalogo può essere letto proprio come un tentativo di risposta ai tre interrogativi che ne costituiscono il titolo. Nessuna risposta è da considerarsi conclusiva, poiché l’arte è tecnica ermeneutica per eccellenza, ma è il semplice frutto di un percorso di crescita artistica e personale che Galasso offre ai suoi fruitori con l’obiettivo di aprire con essi una finestra di dialogo.
Da dove veniamo?
Per rispondere a questa domanda si potrebbe risalire fino alle origini dell’umanità, andando a considerare quello che i grandi filosofi contrattualisti del Sei-Settecento chiamavano “stato di natura”, una dimensione primordiale pre-razionale e pre-sociale in cui l’uomo ha vissuto le prime fasi della sua esistenza. Da qui, poi, si potrebbero ripercorrere tutti i processi e gli avvenimenti storici che gli hanno consentito di evolversi e di progredire culturalmente, e che, in ultima istanza, hanno dato origine a quel processo di civilizzazione che ha segnato il passaggio definitivo dallo stato selvaggio originario alla società statale moderna. Questo è esattamente il percorso teorico che Galasso ha deciso di seguire per realizzare le 11 opere che danno vita al Capitolo I del qui presente catalogo, intitolato “Le gabbie dell’apparenza”. La sua proposta artistica non si esaurisce semplicemente nel dare una risposta al quesito iniziale, ma si sviluppa nel tentativo di individuare i punti salienti dell’evoluzione della coscienza e dello spirito umani all’interno di una società che, dal suo punto di vista, dev’essere intesa come una gabbia d’oro che intrappola l’uomo e lo conduce alla perdizione totale.
L’idea che Galasso ha della civilizzazione e della tecnologizzazione del reale è molto affine a quella che Jean-Jacques Rousseau propose all’interno della sua opera più famosa, intitolata Il contratto sociale: per entrambi, ad un progresso scientifico e tecnologico non segue affatto un miglioramento delle condizioni di vita dell’uomo, bensì una straziante e irreversibile degenerazione della morale e dei suoi costumi. La sfera sociale, intesa come genitrice del dolore e catalizzatrice della crisi, è rappresentata dall’artista come simbolo del male radicale (vedi Gaza e Iceberg), come giogo che costringe l’uomo in catene rendendolo schiavo di un sistema ormai corrotto.
Ma per Galasso una via d’uscita da questa dinamica depauperante c’è, è ancora possibile, e si struttura in quel processo catartico che consentirebbe all’uomo di venir fuori dalla minorità etico pratica in cui è caduto, come direbbe Kant, e di recuperare quei sogni e quei progetti che la civilizzazione aveva spazzato via.
Chi siamo?
Attraverso questa domanda, l’artista opera uno spostamento teorico dall’orizzontalità del mondo sociale alla verticalità dell’individuo. Se nel Capitolo I l’intento era quello di ricercare l’origine dell’umanità nella sfera statuale e civile, nel Capitolo II, intitolato “Le dimensioni dell’Io”, l’artista si pone come obiettivo quello di analizzare la soggettività in sé stessa, intesa nella sua totale purezza e naturalità. L’operazione interessante compiuta da Galasso sta nel fatto che egli non rinuncia al mondo esterno per concentrarsi solo ed esclusivamente sull’articolazione dell’Io, ma conserva la vivacità e il dinamismo dell’ambiente circostante pur soffermandosi sulla reazione dell’individuo agli stimoli che da esso ne derivano. Adoperando un’espressione tipica della fenomenologia di Franz Brentano, nel rapporto tra Io e mondo l’artista intenziona il primo, mettendo così in risalto il soggetto rispetto all’oggetto senza operare nessuna censura. Ciò di cui si parla non è la semplice coscienza umana, ma si parla dell’autocoscienza, di ciò che, secondo Hegel, nasce nel momento in cui la coscienza smette di guardare gli oggetti esterni e si rivolge verso sé stessa.
In altri termini, Galasso cerca di rappresentare l’autocoscienza non come un semplice dato di fatto, bensì come un processo dinamico che si realizza solo attraverso il confronto con l’Altro. E da questo punto di vista è impossibile non menzionare l’importanza che la figura di Sigmund Freud assume per la produzione delle opere che compongono questa seconda sezione: si pensi a testi intramontabili come L’interpretazione dei sogni, in cui il filosofo propone di intendere la dimensione onirica come via d’accesso all’inconscio, oppure L’Io e l’Es, in cui viene definita la struttura della psiche umana attraverso le istanze di Es, Io e Super-Io.
Ed è altrettanto impossibile non considerare come nelle stesse opere si intreccino correnti artistiche diametralmente opposte come il Futurismo di Boccioni e lo Spazialismo fontaniano, dove il concetto di materia gioca un ruolo fondamentale: se per il primo è possibile parlare di una materialità in senso additivo, dove la fisicità e la plasticità diventano componenti imprescindibili dei suoi capolavori, per il secondo è invece più consono parlare di materialità in senso sottrattivo, poiché in questo caso il tentativo è quello di superare la materia dando valore al vuoto. Confrontando opere come Sogno, che appartiene alla serie intitolata Macchie dell’inconscio, e Invisibili, il contrasto appena descritto viene fuori con forza ed evidenzia come la proposta artistica di Galasso oscilli tra la ricerca e la restituzione della quarta dimensione, ossia quella temporale, e l’esplorazione di una dimensione cosmica intesa come squarcio esistenziale che proietta l’uomo verso l’infinito.
Dove andiamo?
Dopo aver rappresentato il male della società e la complessità dell’essere umano, dopo aver raccontato il dramma del progresso e lo smarrimento che si prova nella ricerca del proprio sé, la risposta che Galasso dà a questa domanda rompe ancora una volta gli schemi, spezza le catene che ancorano l’uomo al suo triste destino e offre un tiepido barlume di speranza. Nel capitolo III, intitolato “Oltre il limite”, l’artista vede nel processo catartico l’unico porto sicuro verso cui il soggetto deve tendere, se vuole riacquisire progetti e ambizioni e se vuole essere considerato non solo come un mezzo per consentire il soddisfacimento dei bisogni altrui ma anche e soprattutto come fine in sé stesso.
La dinamica espiatoria, però, espone l’essere umano ancora una volta a rischi e incertezze. Come recita il celebre verso del Trionfo di Bacco e Arianna di Lorenzo de’Medici, «di doman non c’è certezza», il che sottolinea come per Galasso il tema del sacrificio sia uno dei punti nevralgici della sua produzione. Come si osserva in Fenice, la rinascita dell’uomo comincia dalle ceneri, ossia dalla disgregazione della forma corrotta che però, subendo un processo di metamorfosi radicale, si prepara ad accettare e ad accogliere un nuovo contenuto, un nuovo Io rigenerato, spogliato completamente dalle scorie del peccato e pronto a superare quella soglia che quadri come Sesta dimensione e Nirvana indicano come fine del percorso e inizio di una nuova vita.
Senza il duro lavoro e l’attesa paziente ogni tentativo umano di raggiungere la massima beatitudine spirituale è destinato a fallire, e con esso ogni progetto di pace, ogni senso di appagamento e ogni briciolo di serenità. Questo Platone lo sapeva bene, tant’è che sosteneva che ogni sofferenza è necessaria perché propedeutica al benessere dell’anima. Facendo suo l’insegnamento del filosofo greco, Galasso ha restituito grazie alle opere che costituiscono quest’ultimo capitolo del catalogo, e non solo, il senso della vita, un ciclico alternarsi di gioia e dolore, di luci e ombre, dove tutto è ciò che è grazie al suo contrario e dove ogni felicità si può definire tale perché perfettamente controbilanciata da una precisa dose di tristezza. Perché alla fine, volendo concludere con una massima di William Shakespeare, «ciò che ci consuma è esattamente ciò che ci dà la vita».
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- 9791224711186
- Formato
- 136 pagine a colori su carta patinata di alto pregio (Fine-Art)
- Ideazione editoriale e progetto grafico
- Berardino Galasso
- Testi narrativi
- Francesca Galasso
- Fotografie
- Antonio Pio Galasso
- Postfazione
- Dott. Daniele Galasso
- Edizione
- Edizione Indipendente · Prima edizione: 2026