Il viaggio di Elia Capitolo III · Oltre il limite
Essenza
«Accendere la luce diventa così l'atto rivelatorio definitivo per ritrovare l'Io profondo e mostrare all'uomo la sua vera natura autentica.»
- Anno
- 2024
- Tecnica
- Composizione polimaterica, light art
- Materiali
- corteccia di albero, sfera di vetro verde smeraldo, resine, rame, terracotta, luce LED
- Dimensioni
- 68 × 36 × 15 cm
- Stato
- Collezione Privata
- 1° Classificato Sezione Scultura al 2° Concorso Internazionale "La magia del Natale", Matera 2025
Simbolismo della materia
- Sfera di Cristallo Verde Smeraldo
- La dimensione spirituale e l'anima profonda, definita come la "pietra" più preziosa dell'esistenza, sospesa nel limbo della resina.
- Due Cortecce d'Albero
- Il corpo materiale che custodisce, protegge e cela al suo interno il nucleo trascendente.
- Spirale di Rame
- Il canale di connessione tra cielo e terra, simbolo del cammino dell'uomo attraverso i molteplici linguaggi dell'arte.
- Luce LED (Light Art)
- L'atto rivelatorio del risveglio interiore, la scintilla che dal basso attraversa la materia squarciando l'oscurità.
Dal racconto di Elia
«Inventarono così l'arte e si divisero: c'era chi si concentrò sui dipinti, chi sulla musica e chi sulle arti del corpo. Credevano che attraverso di esse avrebbero mostrato alle persone la loro natura autentica… e così fu… Oggi abbiamo tutti i linguaggi artistici a disposizione, frutto dell'idea di quelle anime capaci di vedere oltre...»
Francesca Galasso
Lettura critica
Nata da una profonda riflessione di LARteVO sul dualismo primordiale tra mondo esteriore e mondo interiore, la scultura “Essenza” trova una spalla narrativa ideale nel racconto di Francesca. Se nel mito di Elia e Alma l’arte nasce come strumento sacro per svelare l’anima profonda dell’umanità, caduta ciclicamente nell’oblio, l’opera ne materializza la struttura concettuale e fisica.
La dimensione spirituale, definita dall’artista come la “pietra” più preziosa della nostra esistenza, prende le sembianze di una sfera di cristallo verde smeraldo sospesa in un limbo di resina. Il nucleo è protetto e custodito da due cortecce d’albero che simboleggiano il corpo materiale che cela il trascendente, mentre una spirale di rame avvolge il globo creando la connessione tra cielo e terra, che richiama il cammino dell’uomo attraverso i linguaggi artistici.
L’opera si colloca esattamente al centro di tutto, agendo come un anello di congiunzione che impedisce al dualismo tra spirito e materia di diventare una netta dicotomia, trasformandolo invece in una relazione di perfetta complementarità. E come nel racconto si accenna alla possibilità per l’uomo di risvegliarsi, anche la materia non disdegna di essere indagata: una luce LED, emanata dal basso, attraversa la scultura squarciando l’oscurità. Accendere la luce diventa così l’atto rivelatorio definitivo per ritrovare l’Io profondo e mostrare all’uomo la sua vera natura autentica.
Visione narrativa
di Francesca Galasso
«Agli albori del mondo, nessuno sapeva che esistesse nelle persone un’essenza interiore. Nessuno ci aveva mai pensato, e per molto tempo nessuno lo avrebbe fatto.
Con il passare delle epoche, iniziarono a nascere pochissimi individui, parliamo di una persona su un milione, che riconoscevano la presenza di questa parte profonda e cercavano di farla conoscere a tutti, senza davvero riuscirci.
Dopo moltissimi anni, questi rari individui crebbero di numero e insieme decisero di cercare un modo per svelarla al mondo. Inventarono così l’arte e si divisero: c’era chi si concentrò sui dipinti, chi sulla musica e chi sulle arti del corpo. Credevano che attraverso di esse avrebbero mostrato alle persone la loro natura autentica… e così fu… Tutti iniziarono a vedere la propria essenza e quella degli altri.
Ciò durò a lungo, ma dopo un po’ si ritornò al punto d’inizio: nessuno la capiva né la vedeva più. E tutto ricominciò da capo… Oggi abbiamo tutti i linguaggi artistici a disposizione, frutto dell’idea di quelle anime capaci di vedere oltre, che li hanno tramandati per farci diventare come loro. Adesso sta solo a noi capire come utilizzarli per arrivare a quel medesimo scopo. Certo, ci sono molte persone che ci sono riuscite, ma altrettante che non lo hanno ancora fatto».
Così si concluse il racconto di Elia, che scese dal palco nella piazzetta del paesino e raggiunse Alma.
Voci critiche
«Una figura stilizzata, scavata, quasi archetipica, che si staglia in un contesto spoglio per invitare l'osservatore a guardare oltre l'apparenza, verso ciò che realmente siamo.»